Scuola
PDP a scuola: cos'è, come si attiva, cosa cambia per tuo figlio
PDP scuola: cos'è il Piano Didattico Personalizzato, come si attiva, quali tutele dà a tuo figlio o tua figlia. Una guida pratica per i genitori.
Di Stefania Pecorino, psicologa 6 min di lettura
PDP scuola, cos’è davvero? Forse il termine te l’hanno scritto in una mail dalla scuola, forse l’ha pronunciato la maestra a un colloquio, forse l’hai trovato dentro la relazione di una valutazione. E adesso ti stai chiedendo cosa significhi davvero, cosa cambia, cosa puoi chiedere.
Questa è una guida pratica al PDP, scritta per i genitori. Niente burocratese: solo quello che ti serve sapere per orientarti, capire i tuoi diritti e quelli di tuo figlio o tua figlia, e dialogare con la scuola da pari a pari.
Cos’è il PDP a scuola, in parole semplici
Il PDP è il Piano Didattico Personalizzato. È un documento ufficiale che la scuola redige per gli studenti che hanno una specifica difficoltà di apprendimento, e che stabilisce in modo chiaro come l’insegnamento e la valutazione verranno adattati al loro modo di funzionare.
Tradotto: il PDP è il “manuale d’istruzioni” che insegnanti, scuola e famiglia condividono per dare al bambino gli strumenti che gli servono per imparare al meglio. Non è uno sconto, non è una semplificazione: è un adattamento. Il bambino studia gli stessi argomenti dei compagni, ma con strumenti e tempi adatti al suo funzionamento.
Il PDP nasce per gli studenti con DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento), riconosciuti dalla Legge 170 del 2010, e si è esteso poi agli studenti con BES (Bisogni Educativi Speciali) grazie alla Direttiva Ministeriale del 27 dicembre 2012.
Il PDP non toglie niente al bambino. Gli aggiunge gli strumenti che, senza, non avrebbe potuto usare.
PDP significato scuola: chi può averlo
Sul fronte normativo, il PDP è obbligatorio per gli studenti con diagnosi di DSA (dislessia, disortografia, disgrafia, discalculia) certificata da un professionista o servizio sanitario riconosciuto. Quando la scuola riceve una diagnosi DSA è tenuta ad attivare il PDP entro tre mesi.
Possono avere un PDP anche gli studenti BES, cioè con Bisogni Educativi Speciali che non rientrano nei DSA ma che richiedono attenzione: ad esempio bambini con disturbo del linguaggio, con difficoltà di apprendimento non specifiche, con svantaggio socio-economico o linguistico, o in situazioni transitorie particolari (un lutto, un trasferimento, una malattia). In questi casi la decisione spetta al consiglio di classe, su proposta degli insegnanti o della famiglia.
Una precisazione importante: il PDP è una cosa diversa dal PEI (Piano Educativo Individualizzato). Il PEI è il documento per gli studenti con disabilità certificata ai sensi della Legge 104, che hanno diritto al sostegno. Il PDP, invece, riguarda chi non ha la 104 ma ha comunque un quadro che richiede personalizzazione.
Cosa contiene un PDP fatto bene
Un PDP scritto come si deve non è un foglio prestampato compilato in cinque minuti. È un documento personalizzato che descrive il bambino e il suo modo di funzionare, e poi indica:
- Le strategie didattiche che gli insegnanti useranno (esempio: spiegazioni con mappe concettuali, uso di schemi, riduzione delle pagine da memorizzare).
- Gli strumenti compensativi ai quali il bambino ha diritto (computer, calcolatrice, sintesi vocale, audiolibri, formulari, mappe durante le verifiche).
- Le misure dispensative, cioè ciò da cui può essere “dispensato” perché non strategico per la sua valutazione (esempio: lettura ad alta voce davanti alla classe, dettati lunghi, tempi standard nelle verifiche).
- I criteri di valutazione adattati: come verranno corretti i compiti, su cosa verrà valutato, come verranno strutturate le verifiche.
- Le modalità di verifica: tempi più lunghi, possibilità di interrogazioni programmate, riduzione del numero di esercizi.
Il PDP viene firmato dal consiglio di classe, dalla famiglia e (nelle scuole secondarie) anche dallo studente. Va aggiornato ogni anno scolastico.
PDP scuola primaria: come funziona davvero
Alle elementari, dove molti DSA emergono per la prima volta, il PDP entra in vigore in genere a partire dalla diagnosi, che si può fare a partire dalla fine della seconda (per dislessia, disortografia, disgrafia) o dalla fine della terza (per discalculia).
Quello che cambia concretamente, alla primaria, è spesso questo:
- Tempi più lunghi per leggere, scrivere, copiare dalla lavagna.
- Verifiche meno lunghe ma sugli stessi contenuti dei compagni.
- Uso di strumenti come la sintesi vocale, gli audiolibri, le mappe concettuali.
- Attenzione a non chiamare il bambino a leggere ad alta voce davanti alla classe se questo lo mette in difficoltà.
- Compiti a casa ridotti in quantità, mantenuti in qualità.
Il bambino impara le stesse cose, ma con strumenti adatti. Non è uno svantaggio per i compagni, e non è un favore: è il modo per cui anche lui possa imparare davvero.
Come si attiva un PDP
Il percorso, quando funziona bene, è questo.
- Diagnosi clinica. Per i DSA è obbligatoria. Si fa con uno psicologo specializzato, in libera professione o nel servizio pubblico. Si chiude con una relazione clinica scritta.
- Consegna della relazione alla scuola, di solito alla segreteria didattica e per conoscenza al coordinatore di classe.
- Convocazione di un incontro fra famiglia, coordinatore di classe e referente DSA della scuola, per parlare insieme del bambino.
- Stesura del PDP da parte del consiglio di classe, sentita la famiglia. La scuola ha tre mesi dal ricevimento della diagnosi per attivarlo.
- Firma e attuazione. Il PDP entra in vigore e va rispettato da tutti gli insegnanti.
- Verifica e aggiornamento annuale, con possibilità di modifica in itinere se servono aggiustamenti.
Cosa fare se la scuola non collabora
Capita, purtroppo. A volte la scuola minimizza, a volte tarda, a volte stila un PDP generico copiato da altri. Cosa puoi fare:
- Chiedere un incontro formale, mettendo per iscritto la richiesta.
- Coinvolgere il referente DSA della scuola, una figura prevista dalla normativa che dovrebbe esserci sempre.
- Se serve, rivolgersi al Dirigente Scolastico con una richiesta scritta.
- Se anche questo non basta, esistono associazioni come l’AID (Associazione Italiana Dislessia) che offrono supporto e mediazione gratuita.
In ogni caso, una relazione clinica ben fatta è la tua migliore alleata: è un documento ufficiale, e dà alla famiglia un punto di partenza solido nel dialogo con la scuola.
Cosa posso fare io per te
Se la valutazione è ancora da fare, è da lì che si parte. La diagnosi clinica, scritta in modo chiaro, è quello che permette alla scuola di muoversi nei tempi giusti e di redigere un PDP davvero utile.
Se hai bisogno di una valutazione DSA per tuo figlio o tua figlia, possiamo sentirci 15 minuti al telefono, gratis, e capire insieme se ha senso iniziare un percorso. Senza impegno e senza fretta.
Per saperne di più sul mio modo di lavorare puoi leggere chi sono, oppure scrivermi dalla pagina contatti.
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