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Autismo

Sintomi di autismo nei bambini: cosa osservare e cosa no

Sintomi autismo bambini: i segnali reali a 12, 18, 24 mesi e oltre, cosa non è un campanello d'allarme e cosa fare se qualcosa non ti torna.

Di Stefania Pecorino, psicologa 8 min di lettura
Un bambino piccolo gioca da solo, seduto tra giochi disposti in ordine: alcuni sintomi di autismo nei bambini si notano proprio osservando il gioco

Sintomi di autismo nei bambini: se stai cercando queste parole, probabilmente c’è un pensiero che torna da settimane. Magari tuo figlio non si gira quando lo chiami, o gioca sempre allo stesso modo, sempre da solo. Magari al nido ti hanno detto una frase rimasta lì, tipo “è un po’ nel suo mondo”. O magari nessuno ti ha detto niente, ma tu lo guardi e qualcosa non ti torna.

In questa guida ti racconto quali sono i segnali che hanno davvero un significato, età per età, con le stesse parole che uso quando ne parlo con i genitori. E ti dico anche cosa non è un segnale, perché su questo tema l’ansia da ricerca notturna produce più paura che chiarezza.

Una premessa onesta: nessun articolo può dirti se tuo figlio è nello spettro autistico, e diffida di chiunque lo prometta, test online compresi. Quello che una guida può fare è aiutarti a osservare meglio e a decidere se e quando chiedere un parere professionale.

Cos’è il disturbo dello spettro autistico, in parole semplici

L’autismo non è una malattia e non è una cosa che “si prende”: è una condizione del neurosviluppo, cioè un modo diverso in cui il cervello si organizza fin dai primissimi anni di vita. Le classificazioni cliniche internazionali (DSM-5) lo descrivono attraverso due grandi aree: da un lato le differenze nella comunicazione e nell’interazione sociale, dall’altro la presenza di comportamenti, interessi o attività ristretti e ripetitivi, che possono includere anche un modo particolare di reagire a suoni, luci, consistenze e altri stimoli sensoriali.

La parola “spettro” è importante. Dentro la stessa diagnosi ci sono bambini che non parlano e bambini con un vocabolario da adulti, bambini che hanno bisogno di molto sostegno nella vita quotidiana e bambini che a scuola non vengono nemmeno notati. Per questo due madri possono raccontare figli completamente diversi e parlare della stessa condizione.

Non è nemmeno una condizione rara: secondo l’Osservatorio nazionale coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità, in Italia circa un bambino su 77 tra i 7 e i 9 anni è nello spettro autistico, con una frequenza più alta nei maschi. Se il tuo pensiero è “possibile che capiti proprio a noi?”, la risposta è che capita a molte più famiglie di quanto si creda.

I segnali di autismo nei bambini piccoli, mese per mese

Nei primi due anni di vita i segnali più significativi non riguardano “comportamenti strani” in più, ma qualcosa che ci si aspetterebbe e che invece manca o arriva molto in ritardo. È una distinzione che aiuta a guardare nella direzione giusta: non cercare stranezze, osservare la comunicazione.

I ricercatori e i pediatri usano alcune bandierine rosse legate all’età. L’Istituto Superiore di Sanità indica in particolare tre comportamenti da non lasciar correre: un bambino che non risponde al proprio nome dopo i 12 mesi, che non indica gli oggetti per mostrarli o condividerli dopo i 14 mesi (l’aereo che passa, il cane dall’altra parte della strada), che non gioca a “fare finta” dopo i 18 mesi (dare da mangiare alla bambola, guidare una macchinina facendo brum brum).

Le mani di un bambino che monta mattoncini colorati giocando da solo: nei sintomi di autismo conta l'insieme dei segnali, osservato nel tempo
Un gioco amato e ripetuto non è un allarme in sé: conta l'insieme dei segnali, osservato nel tempo.

Accanto a queste tre, ci sono altre cose che vale la pena osservare tra i 12 e i 24 mesi, sempre come tendenza stabile e non come episodio singolo: lo sguardo che si aggancia poco al tuo mentre giocate, il sorriso che risponde raramente al tuo sorriso, il fatto che non ti porti mai gli oggetti solo per fartele vedere, una lallazione che tarda ad arrivare o un linguaggio che non decolla, l’interesse più vivo per gli oggetti che per le persone.

C’è poi un segnale che merita un discorso a parte: la regressione. Se un bambino perde capacità che aveva già conquistato, per esempio smette di usare parole che diceva o di fare gesti che faceva, a qualunque età, è sempre il caso di parlarne subito con il pediatra. Non significa automaticamente autismo, ma è un’osservazione che nessun professionista serio ignora.

I segni di autismo nei bambini più grandi

Non tutti i bambini nello spettro vengono riconosciuti da piccoli. Quando le richieste sociali crescono, con la scuola primaria, alcune differenze che prima passavano inosservate diventano visibili.

Nella vita di tutti i giorni possono somigliare a queste scene. Un bambino che parla, anche tanto, ma fatica a fare conversazione: risponde alle domande, magari con proprietà sorprendente, ma lo scambio a due direzioni, quello in cui ci si passa la parola e si costruisce un discorso insieme, non ingrana. Un bambino che prende le frasi alla lettera, e i modi di dire o le prese in giro lo lasciano spiazzato. Un bambino che vorrebbe amici ma non sa bene come si fa, e negli anni resta ai margini del gruppo senza che nessuno sappia spiegare perché.

E poi c’è l’altra area, quella delle routine e degli interessi. L’insistenza perché le cose seguano sempre lo stesso ordine, con reazioni intense se qualcosa cambia all’improvviso: la strada diversa per andare a scuola, il programma saltato, il piatto disposto in un altro modo. Le passioni fortissime e molto specifiche, coltivate con una profondità insolita per l’età. Le reazioni particolari agli stimoli sensoriali: etichette dei vestiti insopportabili, mani sulle orecchie in luoghi rumorosi, oppure al contrario una soglia altissima, come non accorgersi del freddo o del dolore.

Il segnale più prezioso non sta nelle liste che trovi online. Sta nello sguardo di chi vive con quel bambino ogni giorno. Se qualcosa ti sembra diverso, quella sensazione merita di essere ascoltata e approfondita, non zittita.

Nessuna di queste scene, da sola, è una diagnosi. Prese insieme, se sono stabili nel tempo e presenti in contesti diversi (a casa, a scuola, dai nonni), disegnano un profilo che vale la pena approfondire con qualcuno che questi profili li valuta di mestiere.

Cosa non è un segnale (e cosa non causa l’autismo)

Questa sezione esiste perché ho visto tante madri spaventarsi per cose che non lo meritavano, e qualcuna sentirsi colpevole per cose che non dipendevano da lei. Mettiamo ordine.

Un comportamento isolato non è un sintomo. Il bambino che mette in fila le macchinine, che per una fase cammina in punta di piedi, che si fissa con i dinosauri o che ogni tanto sembra non sentirti: ognuna di queste cose, da sola, rientra nella normale varietà dei bambini. Il quadro cambia solo quando più segnali si presentano insieme, con costanza, e interferiscono con la vita del bambino.

Parlare tardi, da solo, non significa autismo. Un ritardo del linguaggio può avere molte spiegazioni diverse e merita comunque attenzione, ma se la comunicazione non verbale funziona, se il bambino ti guarda, indica, ti porta le cose, condivide con te quello che lo interessa, il quadro è diverso da quello dell’autismo. Ed è vero anche il contrario: un bambino che parla tanto e bene può comunque essere nello spettro.

Una bambina piccola incastra cubi colorati uno in fila all'altro: mettere in ordine i giochi, da solo, non è un sintomo di autismo
Mettere in fila i giochi, da solo, non fa di un bambino un bambino autistico.

L’autismo non è colpa di come lo avete cresciuto. Le ricerche indicano che le differenze nello sviluppo del cervello hanno origine molto precoce, in gran parte già prima della nascita, con un peso importante della componente genetica. Il tempo davanti alla TV, il ciuccio tolto tardi, il fatto di aver lavorato tanto non c’entrano. Su questo la letteratura scientifica è chiara da decenni.

E non sono i vaccini. Lo dico senza giri di parole perché è il dubbio che più spesso resta non detto: gli studi condotti su milioni di bambini escludono un legame causale tra vaccinazioni e autismo, come ribadisce anche l’Istituto Superiore di Sanità. La coincidenza temporale (i segnali diventano visibili nella stessa età in cui si fanno i richiami) ha ingannato molti, ma è appunto una coincidenza.

Cosa fare se ti sei riconosciuta in questa pagina

Se leggendo hai pensato “questo è mio figlio” più di una volta, il passo giusto non è aspettare che passi, e nemmeno convincerti da sola del contrario. È trasformare la preoccupazione in osservazioni concrete e portarle a chi le sa leggere.

In pratica, tre mosse. Primo: annota esempi precisi, con l’età a cui li hai notati, e se riesci fai qualche breve video delle situazioni che ti colpiscono, perché un esempio concreto vale più di dieci aggettivi. Secondo: parlane con il pediatra, che conosce tuo figlio e ha gli strumenti per un primo controllo dello sviluppo; i bilanci di salute servono anche a questo. Terzo: se i dubbi restano, chiedi una valutazione specialistica attraverso i servizi di neuropsichiatria infantile o privatamente.

Una cosa importante da sapere: la diagnosi di autismo non la fa un professionista da solo in un incontro. È un percorso che coinvolge più figure specializzate, si costruisce osservando il bambino in più momenti e ascoltando a fondo chi vive con lui. Nel mio lavoro accompagno le famiglie proprio in questa fase: osservo, valuto il profilo di sviluppo, aiuto a capire se ha senso proseguire e con chi. Se vuoi vedere come funziona, l’ho descritto nella pagina sulla valutazione dell’autismo.

Due cose ancora, prima di chiudere. La prima: alcune delle fatiche descritte qui, come la disattenzione ai richiami o l’impulsività nelle relazioni, compaiono anche in altre condizioni del neurosviluppo, per esempio nell’ADHD, e distinguerle è esattamente il lavoro della valutazione. La seconda: se un dubbio c’è, muoversi presto conviene, perché gli interventi funzionano meglio quanto prima cominciano. Non per correre verso un’etichetta, ma perché capire presto significa dare a tuo figlio, e a te, gli strumenti giusti al momento giusto.

E se prima di qualunque percorso vuoi solo un parere onesto, possiamo sentirci 15 minuti al telefono, gratis. Mi racconti cosa vedi e ti dico con sincerità se secondo me c’è materia per approfondire. Trovi tutto nella pagina contatti.

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Stefania Pecorino, psicologa