DSA
Disortografia: cos'è e quali errori deve farti drizzare le antenne
Disortografia: cos'è, che errori produce nei quaderni, come si distingue dalla disgrafia e quando ha senso chiedere una valutazione DSA.
Di Stefania Pecorino, psicologa 6 min di lettura
Se sei arrivata qui, probabilmente hai davanti un quaderno pieno di segni rossi. “Squola”, “lacqua” tutto attaccato, l’acca del verbo avere che compare e scompare, le doppie messe un po’ a caso. Magari tuo figlio le regole le sa ripetere a voce, le ha studiate, eppure quando scrive gli errori tornano sempre. E la maestra ha cominciato a dirti che “forse c’è qualcosa da approfondire”.
In questa guida ti spiego cos’è la disortografia con le stesse parole che uso in studio con i genitori: cosa significa, che errori produce davvero, come si distingue dagli errori normali di chi sta imparando, e cosa fare se il sospetto cresce.
Che cos’è la disortografia, spiegata bene
La disortografia è uno dei quattro Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) riconosciuti dalla Legge 170 del 2010, insieme a dislessia, disgrafia e discalculia. Riguarda la componente ortografica della scrittura: la capacità di trasformare i suoni che sentiamo in lettere scritte correttamente, rispettando le regole della lingua.
Tradotto: un bambino con disortografia sa cosa vuole scrivere e conosce spesso anche le regole, ma il passaggio dal suono alla lettera giusta non si è automatizzato. Ogni parola scritta è una piccola decisione da prendere a mente fredda, invece di un gesto automatico. Per questo gli errori aumentano quando è stanco, quando scrive sotto dettatura veloce, quando deve pensare al contenuto di un tema e all’ortografia insieme.
Non è pigrizia e non si risolve facendo copiare la stessa parola venti volte. È un modo diverso in cui il cervello gestisce la scrittura, e come per gli altri DSA non c’entra niente con l’intelligenza.
Disortografia e disgrafia non sono la stessa cosa
I due termini si confondono di continuo, anche perché spesso viaggiano insieme. La distinzione però è semplice.
La disortografia riguarda gli errori: quali lettere scegli, come componi la parola. Un testo disortografico può anche essere scritto con una bella calligrafia, ma è pieno di errori ortografici.
La disgrafia riguarda invece il gesto: come la mano traccia le lettere sul foglio. Un testo disgrafico può essere ortograficamente perfetto, ma quasi illeggibile.
Un bambino può avere solo l’una, solo l’altra, o entrambe. Per questo in valutazione si guardano sempre tutte e due le componenti, separatamente.
Disortografia esempi: gli errori tipici nei quaderni
Gli errori ortografici non sono tutti uguali, e in valutazione li distinguiamo per capire dove sta la fatica. Ecco quelli che vedo più spesso.
- Scambi di suoni simili: “f” al posto di “v”, “p” al posto di “b”, “t” al posto di “d”. “Fento” invece di “vento”.
- Omissioni o aggiunte di lettere e sillabe: “tavolo” che diventa “tavlo” o “tavololo”.
- Inversioni: “il” che diventa “li”, “per” che diventa “pre”.
- Fusioni e separazioni sbagliate: “lacqua” tutto attaccato, “in sieme” staccato.
- Errori sulle regole: “squola” invece di “scuola”, “cuaderno” invece di “quaderno”, l’acca del verbo avere messa dove non va o dimenticata.
- Doppie e accenti a caso: “pala” per “palla”, “perche” senza accento anche dopo mille correzioni.
Nessuno di questi errori, da solo, è una diagnosi. Tutti i bambini li fanno mentre imparano. Quello che fa la differenza è che negli altri bambini questi errori diminuiscono con l’esperienza, mentre nel bambino con disortografia restano, tanti e stabili nel tempo, nonostante l’esercizio e nonostante l’impegno.
Quando gli errori sono “normali” e quando no
Questa è la domanda vera che ogni madre si fa, e la risposta onesta è: dipende dall’età e dalla persistenza.
In prima e all’inizio della seconda elementare gli errori ortografici sono la norma: la scuola sta ancora insegnando il codice, e ogni bambino lo assorbe con i suoi tempi. Per questo la diagnosi di disortografia, come per gli altri DSA della scrittura, non si fa prima della fine della seconda elementare.
Dalla terza in poi, invece, la quantità di errori dovrebbe calare in modo visibile. Se tuo figlio è in terza, quarta o quinta e i dettati tornano ancora pieni di rosso, se le regole studiate il pomeriggio spariscono nel compito del mattino dopo, se scrivere un testo gli costa il triplo dei compagni, allora la domanda è legittima e vale la pena farsela adesso, non “aspettando che maturi”.
Il segnale non è l’errore in sé. È l’errore che resiste al tempo, all’esercizio e all’impegno di un bambino che ce la sta mettendo tutta.
C’è anche un costo nascosto che nei quaderni non si vede: la fatica emotiva. Un bambino che viene corretto in continuazione, pur impegnandosi, comincia a scrivere il meno possibile, a fare frasi corte per non sbagliare, a dire che l’italiano non gli piace. Accorciare i tempi serve anche a fermare questa spirale.
Come si arriva a una diagnosi
La disortografia si valuta con prove standardizzate di scrittura: dettati di parole, di non-parole e di frasi, tarati per età e classe frequentata. Si confronta la prestazione di tuo figlio con quella dei coetanei, e si guarda quanto se ne discosta. Accanto alle prove di scrittura si valuta sempre anche il quadro generale: il funzionamento cognitivo, la lettura, il calcolo, perché i DSA spesso si presentano insieme.
La diagnosi di DSA è un percorso di équipe che coinvolge più professionisti, e si chiude con una relazione scritta che descrive il profilo di tuo figlio, punti di forza compresi. Con quella relazione la scuola è tenuta ad attivare un Piano Didattico Personalizzato, che per la disortografia significa in concreto: valutare i contenuti separatamente dalla forma ortografica, dare più tempo nelle prove scritte, permettere strumenti compensativi come il computer con il correttore.
Se vuoi vedere come lavoro io in queste situazioni, trovi il percorso descritto passo passo nella pagina sulla valutazione DSA.
Cosa puoi fare adesso
Se in questa pagina hai riconosciuto i quaderni di tuo figlio, le strade concrete sono tre.
- Parla con gli insegnanti. Chiedi come va la scrittura rispetto al resto della classe: le maestre vedono decine di quaderni ogni giorno e il loro confronto vale molto.
- Raccogli i materiali. Dettati, temi, verifiche degli ultimi mesi: per chi farà la valutazione sono una miniera di informazioni.
- Chiedi una valutazione, tramite il servizio pubblico di neuropsichiatria infantile o privatamente, se gli errori persistono dalla fine della seconda elementare in poi.
E se prima di muoverti vuoi semplicemente capire se ha senso, possiamo sentirci 15 minuti al telefono, gratis, senza impegno. Mi racconti cosa vedi nei quaderni e ti dico onestamente cosa ne penso. Trovi tutto nella pagina contatti.
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