Servizio · Plusdotazione adulti · Milano e Inzago
Valutazione della plusdotazione per adulti
C’è una domanda che certe persone si portano dietro da trent’anni: perché faccio fatica dove gli altri non ne fanno, e perché mi annoio dove gli altri si impegnano. La valutazione dell’alto potenziale cognitivo in età adulta non serve a prendere un’etichetta. Serve a capire come funziona la tua testa, e a smettere di leggere la propria storia come una sequenza di occasioni sprecate.
Quando ha senso pensarci
Le cose che mi sento raccontare più spesso
Quasi nessuna arriva dicendo “credo di essere plusdotata”. Si arriva per un’altra strada: un percorso scolastico brillante e poi inspiegabilmente finito male, un lavoro sotto le proprie possibilità, o la valutazione di un figlio in cui ci si è riconosciute riga per riga.
Noia che diventa fuga
Quando una cosa smette di essere nuova la molli. Nel lavoro e negli studi lasci dietro di te una scia di partenze brillanti.
Sentirsi fuori scala
La sensazione, da sempre, di ragionare a una velocità o su un piano diverso da chi ti sta intorno, e di doverti moderare per non pesare.
Perfezionismo che blocca
Standard altissimi, paura di consegnare qualcosa di imperfetto, progetti che restano fermi al novanta per cento.
Una scuola che non torna
Voti altalenanti, insegnanti che parlavano di potenziale sprecato, e nessuno che abbia mai guardato più a fondo.
La valutazione di tuo figlio
Molte persone arrivano dopo il percorso di un figlio: leggendo la sua relazione si sono riconosciute.
Un quadro che non quadra
Ragioni in modo brillante ma qualcosa si inceppa: l’attenzione, la scrittura, l’organizzazione. Alto potenziale e difficoltà possono convivere.
Come si svolge
Il percorso, passo per passo
Gli incontri si svolgono in studio, a Milano o a Inzago, in presenza: le prove cognitive vanno somministrate di persona e il modo in cui affronti un compito conta quanto il punteggio. Il primo colloquio e la restituzione possono svolgersi anche online.
Questo percorso è per chi ha compiuto 18 anni. Sotto i 18 il riferimento è la valutazione della plusdotazione per bambini e ragazzi.
Prima chiamata gratuita
Quindici minuti al telefono o in videochiamata per capire cosa cerchi e se questa è la strada giusta.
La tua storia, dall’infanzia
Un colloquio che parte da lontano: scuola, studi, lavoro, relazioni. Le pagelle vecchie, se le hai ancora, sono materiale prezioso.
Prove cognitive per adulti
Una valutazione approfondita del funzionamento cognitivo con prove tarate sull’età adulta, distribuite su più incontri.
Sguardo sul resto del profilo
Attenzione, apprendimenti, funzionamento emotivo. Serve a vedere se accanto all’alto potenziale c’è altro che va riconosciuto.
Relazione e restituzione
Una relazione scritta con il profilo di funzionamento, e un colloquio per spiegartela senza gergo e ragionare su cosa farne.
Indicazioni per i passi successivi
Se dal percorso emerge qualcosa che richiede un altro tipo di inquadramento, te lo dico e ti indico a chi rivolgerti.
Cosa guardo davvero
Plusdotazione negli adulti: cosa cambia rispetto ai bambini
La differenza più concreta sta negli strumenti. Le prove cognitive si leggono sempre per confronto con un gruppo di riferimento: il punteggio dice quanto la tua prestazione si discosta da quella delle persone con cui il test ti confronta. Se quel confronto è con un gruppo che non è il tuo, il risultato non è semplicemente meno preciso, è spostato, in un verso o nell’altro, e non descrive più come funzioni tu. Per questo con gli adulti uso prove con riferimenti normativi per l’età adulta, e il percorso è separato da quello per bambini e ragazzi.
La seconda differenza sta nel materiale che ci portiamo dietro. Un bambino lo osservi mentre la sua storia sta succedendo; un adulto arriva con trent’anni di storia già scritta, e quella storia pesa quanto le prove. Per questo il colloquio iniziale è lungo e parte dall’infanzia.
Non esiste un riconoscimento formale, e va detto subito
Per gli adulti non esiste alcuna certificazione, tutela o misura collegata alla plusdotazione: nessuna, né sul lavoro né altrove. La plusdotazione non è un disturbo e non compare nei manuali diagnostici, quindi non c’è nulla da certificare. Se stai cercando un documento che ti dia diritto a qualcosa, questo percorso non è quello giusto e preferisco dirtelo nella prima chiamata invece che alla fine.
Allora a cosa serve
A capire. Nella mia esperienza è la cosa che cambia di più: sapere dove sta la tua velocità e dove sta la tua fatica permette di scegliere in modo diverso il lavoro, il modo di studiare, perfino quanto pretendere da sé stessi. Molte persone escono dalla restituzione dicendo che è la prima volta che certe cose trovano un ordine, e per una parte di loro è anche la fine di un rimprovero che si facevano da anni.
Quando accanto all’alto potenziale c’è altro
Alto potenziale e difficoltà possono convivere: un funzionamento cognitivo molto alto può accompagnarsi a un disturbo dell’apprendimento o a un ADHD. È la cosiddetta doppia eccezionalità, e in età adulta è facile che sia rimasta invisibile: chi ha risorse cognitive alte tende a compensare, e la compensazione nasconde la difficoltà tanto quanto la difficoltà nasconde il potenziale. Se durante il percorso emergono elementi di questo tipo ne parliamo, e valutiamo insieme se abbia senso approfondire con una valutazione DSA o una valutazione ADHD per adulti.
Una premessa importante
La plusdotazione non è una diagnosi: non è un disturbo e non compare nei manuali diagnostici. Quello che faccio io è una valutazione del profilo di funzionamento, con prove standardizzate, colloqui e una relazione che descrive punti di forza e punti fragili. Se dalla valutazione emergono elementi che richiedono un inquadramento clinico, ne parliamo apertamente e ti indico a chi rivolgerti.
Te lo stai chiedendo da anni?
Possiamo sentirci 15 minuti al telefono o in videochiamata, gratis. Mi racconti la tua storia, ti dico cosa ne penso e decidiamo insieme se ha senso fare il percorso.
