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Valutazione della plusdotazione per bambini e ragazzi
La plusdotazione, o alto potenziale cognitivo, è un funzionamento che si colloca molto sopra la media. Non è un disturbo e non è un premio: è un modo di pensare che, se nessuno lo riconosce, può somigliare a noia, distrazione, opposizione o fatica. La valutazione serve a dargli un nome e a capire cosa farne, a scuola e a casa.
Quando ha senso pensarci
I segnali che le famiglie mi portano in studio
Quasi mai una famiglia arriva dicendo “credo che mio figlio sia plusdotato”. Arriva perché qualcosa non torna: un bambino che a casa smonta il mondo con le domande e a scuola prende note, oppure che legge da solo a cinque anni ma piange per un errore. Sono questi i quadri che vedo più spesso.
Curiosità che non si accontenta
Fa domande su domande, va a fondo su un argomento fino a saperne più di te, usa parole che i coetanei non usano.
Noia e rifiuto a scuola
Voti altalenanti, compiti non consegnati, insegnanti che parlano di “potenziale sprecato”. La ripetizione lo spegne invece di allenarlo.
Intensità emotiva
Reazioni fortissime a un’ingiustizia, perfezionismo, paura di sbagliare che può arrivare a bloccare del tutto.
Sensazione di essere fuori posto
Preferisce parlare con gli adulti o con bambini più grandi, fatica a trovare interessi in comune con i compagni di classe.
Un quadro che non quadra
Ragiona in modo brillante ma la scrittura è faticosa, o l’attenzione crolla. Può succedere: alto potenziale e difficoltà possono convivere.
Annoiarsi fino a spegnersi
Ha smesso di alzare la mano, dice che la scuola non gli interessa, e a casa invece passa ore su quello che lo appassiona davvero.
Come si svolge
Il percorso, passo per passo
Le sessioni si svolgono in studio, a Milano o a Inzago, in presenza: le prove cognitive vanno somministrate di persona e l’osservazione durante la prova conta quanto il risultato. I colloqui iniziali e la restituzione possono svolgersi anche online, se per la famiglia è più comodo.
Prima chiamata gratuita
Quindici minuti al telefono o in videochiamata per raccontarmi cosa osservi e capire insieme se questa è la strada giusta.
Anamnesi e questionari
Colloquio approfondito con i genitori sulla storia di sviluppo e sul percorso scolastico, più questionari da compilare a casa e, quando la scuola è disponibile, anche dagli insegnanti.
Prove cognitive
Una valutazione approfondita del funzionamento cognitivo, distribuita su più incontri per non lavorare mai in condizioni di stanchezza.
Sguardo sul resto del profilo
Apprendimenti, attenzione, funzionamento emotivo. Serve a vedere se accanto all’alto potenziale c’è altro che va riconosciuto.
Relazione e restituzione
Una relazione scritta con il profilo di funzionamento e indicazioni concrete, e un colloquio per spiegarla con parole comprensibili.
Confronto con la scuola
Quando la famiglia lo desidera, mi confronto con gli insegnanti: sono loro a poter cambiare qualcosa nella giornata di tuo figlio.
Cosa guardo davvero
Test plusdotazione: perché un numero non basta
Quando si parla di plusdotazione si finisce quasi sempre a parlare di quoziente intellettivo. È una parte della storia, non tutta. Il dato cognitivo dice quanto quel funzionamento si discosta da quello dei coetanei, ma da solo non spiega né la noia in classe, né il perfezionismo, né il fatto che a volte proprio i bambini più brillanti siano quelli che a scuola vanno peggio.
Le prove che uso qui sono quelle tarate sull’età evolutiva: il confronto è sempre con i coetanei di tuo figlio, ed è quel confronto a dare senso al punteggio. Per gli adulti servono prove diverse, con riferimenti normativi propri, e per questo il percorso per adulti è un percorso a sé.
La valutazione non si ferma comunque alle prove cognitive: guarda gli apprendimenti, l’attenzione, il funzionamento emotivo e la storia personale. Quello che ti restituisco è un profilo, con i punti di forza e i punti fragili messi uno accanto all’altro. È il profilo, non l’etichetta, a dire cosa fare lunedì mattina.
Plusdotazione e scuola: cosa si può chiedere
La plusdotazione non è un disturbo e non compare nei manuali diagnostici: non esiste quindi una “certificazione di plusdotazione” paragonabile a quella dei DSA, e non esiste, ad oggi, una legge dedicata come la Legge 170/2010, anche se in Parlamento è in discussione un disegno di legge sul riconoscimento degli studenti ad alto potenziale cognitivo. Esiste però la cornice dei Bisogni Educativi Speciali: con la nota MIUR n. 562 del 3 aprile 2019 il Ministero ha definito corretta la prassi delle scuole che considerano gli alunni ad alto potenziale intellettivo nell’ambito dei Bisogni Educativi Speciali. La nota precisa che, in presenza di situazioni di criticità e di manifestazioni di disagio, il consiglio di classe o il team docenti può adottare metodologie specifiche e valutare la convenienza di un percorso formalizzato in un Piano Didattico Personalizzato. La decisione resta della scuola: una relazione chiara serve a metterla nelle condizioni di prenderla.
Quando l’alto potenziale nasconde altro
Alto potenziale e difficoltà possono convivere: un funzionamento cognitivo molto alto può accompagnarsi a un disturbo dell’apprendimento o a un ADHD. È la cosiddetta doppia eccezionalità, e ha un effetto sgradevole: le due cose si mascherano a vicenda. Il bambino compensa con l’intelligenza e a scuola galleggia, così nessuno vede la difficoltà, mentre la fatica di stare a galla se la porta tutta addosso. Guardare l’intero profilo, e non solo il dato cognitivo, serve esattamente a questo.
Se la domanda riguarda te, non tuo figlio
Capita spesso: un genitore legge la relazione del figlio e si riconosce riga per riga. Il percorso per adulti esiste, ha strumenti suoi e un punto di partenza diverso, e trovi tutto nella pagina della valutazione della plusdotazione per adulti.
Una premessa importante
La plusdotazione non è una diagnosi: non è un disturbo e non compare nei manuali diagnostici. Quello che faccio io è una valutazione del profilo di funzionamento, con prove standardizzate, colloqui e una relazione che descrive punti di forza e punti fragili. Se dalla valutazione emergono elementi che richiedono un inquadramento clinico, ne parliamo apertamente e ti indico a chi rivolgerti.
Hai il dubbio che la testa di tuo figlio vada più veloce della classe?
Possiamo sentirci 15 minuti al telefono, gratis. Mi racconti cosa osservi, ti dico cosa ne penso e decidiamo insieme se ha senso fare il percorso.
